Eugenia Roccella, sottosegretaria al welfare, va dicendo in giro che la morte di Stefano Cucchi è la dimostrazione che il medico deve essere non solo “un semplice prestatore d’opera, ma piuttosto un consulente della persona per difendere la vita”. Insomma la Roccella, che strumentalizzerebbe qualunque cosa, sostiene che, siccome Cucchi ha rifiutato parzialmente l’alimentazione per parlare con qualcuno e denunciare le violenze subite (cosa che non gli è stata concessa), allora qualunque malato terminale agonizzante e comatoso, non ha il diritto a vedere cessata l’alimentazione forzata qualora questa fosse la sua volontà precedentemente espressa.
Un paragone assurdo che equipara un detenuto ridotto in fin di vita dalle guardie carcerarie, a un malato che ha le funzioni vitali ancora attive solo perché attaccato a una macchina.
Ma il punto è che la Roccella - campionessa di coerenza e moderazione che - ricordiamolo - nel 1975 scriveva con Adele Faccio “Aborto: facciamolo da noi” e oggi scrive “La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486” - omette di dire che Cucchi è morto non perché un medico non gli ha dato da mangiare per rispettare le sue volontà, bensì proprio perché le volontà di Cucchi (parlare con un’operatrice del Ceis o con il cognato per denunciare il pestaggio subito) non sono state rispettate.
A me gente come Eugenia Roccella fa venire il vomito, fatico solo al pensiero di condividere con persone così abiette (chi strumentalizza la morte violenta di un 31enne lo è) lo stesso marciapiedi.
Pensare che stasera esco e in giro per Roma corro il rischio di incrociarla, la Roccella, di incontrarla per caso; ecco, la cosa mi dà i brividi.
Se si sfoglia la corposa documentazione clinica del caso (PDF, 12MB), meritoriamente raccolta e messa a disposizione da Luigi Manconi e dall’Associazione “A buon diritto”, ci si rende conto che il rifiuto delle terapie e dell’alimentazione non era altro che un mezzo disperato messo in opera da Stefano Cucchi per poter parlare con il proprio legale. A p. 27 del file troviamo infatti il diario clinico relativo al 21 novembre, in cui un medico ha annotato di proprio pugno: «il paziente rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato e con l’assistente della comunità CEIS di Roma [una comunità di assistenza ai tossicodipendenti]». Lo stesso concetto è ripetuto in un fax inviato lo stesso giorno dall’ospedale al Tribunale di Roma (p. 30).
![[image]](http://10.media.tumblr.com/tumblr_ksuaeaNH051qzstnvo1_400.jpg)
“Stefano Cucchi era in carcere perchè era uno spacciatore abituale. Poveretto è morto, e la verità verrà fuori come, soprattutto perchè era 42 chili”. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del ministri Carlo Giovanardi, intervenuto alla trasmissione “24 Mattino” su Radio 24, non ha dubbi. Non ci sono responsabilità umane nella morte di Stefano Cucchi. “La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così” taglia corto Giovanardi.
Ehi non sapevo che ci fossero droghe in giro che provocano sul fisico gli stessi effetti di una manganellata!
“Un video tragico, incredibile, crudissimo. Che e’ giusto tutti gli adulti vedano, perche’ il primo strumento di lotta alla camorra e’ la consapevolezza dei cittadini che, cosi’, non si puo’ - e non si deve - andare avanti. Ci mostra - finalmente senza censure - un volto schifoso della camorra, che, insieme agli altri volti schifosi della camorra, ha costretto una citta’, una regione, un territorio, a vergognarsi di se stessa e a nascondere il proprio di volto. Un omicidio per strada, in pieno giorno, nel centro di una grande citta’ europea, non puo’ essere considerato normalita’ e, men che meno, accettato dalle coscienze di tutti gli italiani, come se fosse una fiction televisiva. Le Forze dell’ordine stanno conducendo una battaglia senza quartiere alla criminalita’ organizzata, ce lo dice il numero degli arresti, lo Stato c’e’ ed e’ forte. Ma ha bisogno - e lo dico da campana - oltre che di una politica chiara e indipendente a Napoli e in tutta la Campania, del coraggio dei suoi cittadini”. E’ questo il commento del ministro per le Pari Opportunita’, Mara Carfagna, dopo la diffusione da parte della Procura di Napoli di un video sull’esecuzione di un uomo.
E quale sarebbe il volto non schifoso della camorra? Così tanto per sapere…
Come dire che se l’omicidio non lo facevano in un bar del centro ma in periferia e di notte, era meno schifoso? Come dire che se la camorra fosse solo quella dei tecnocratici colletti bianchi, sarebbe meno schifosa? Come dire infine, che le ecomafie, i depuratori che non funzionano, il traffico di droga, la “grande città europea”sommersa dai rifiuti, il malaffare politico bipartisan, le tante collusioni tra stato e criminalità, il sottosegretario, compagno politico della Mara Carfagna, Cosentino e i suoi rapporti con i Casalesi, le non casuali polemiche sulla scorta a Roberto Saviano, e tutte le centinaia di morti ammazzati di questi anni, sarebbero meno gravi solo perché non si vede il cadavere che agonizza davanti al frigo dei cornetti algida? Sarebbero normali solo perché non si vedono? Solo perché gente come la Carfagna può fare finta di non vederli? Occhio (ipocrita) non vede, cuore (cinico) non duole.
(La Mara fa l’ennesima gaffe - IMHO la più grave - della sua ingloriosa carriera politica.)
Domenica incontro alcuni amici e conoscenti tutti facenti capo alla cosiddetta sinistra radicale. E tutti erano andati a votare per il piddì, e tutti per Ignazio Marino. “Per rompere i coglioni”, “per dare un segnale” e via così. Io mi sono rifiutato. Perché trovavo la cosa ipocrita. Se non appartieni a un partito perché votare per il leader di quel partito? Soprattutto quando il voto implica una dichiarazione che certifica che sei un potenziale elettore di quel partito, un simpatizzante. E poi che avesse vinto Bersani lo sapevano tutti. Non aveva alcun senso fare quella cosa. E mi ha dato l’idea che l’area in cui anch’io mi riconosco (quella senza rappresentanza parlamentare a sinistra del PD) sia in uno stato confusionale che al confronto quello di Marrazzo è nulla.
A proposito di Marrazzo, una delle persone (una ragazza colta trentacinquenne) che appunto era andata a votare per il segretario del piddì - pur non essendo del piddì - mi ha detto: “pensa alla povera moglie, almeno fosse stato con una puttana e non con un trans”. “Ma che differenza fa?”, le ho detto.
Poi oggi in un forum di sinistra (?) ho letto che “le debolezze che si cercano sono gusti, e gusti un po’ di merda se permetti perche farsi un uomo che si fa donna e’ proprio una deviazione assurda, se Berlusconi è un maiale, Marrazzo è un deviato mentale”.
Il fatto è che tira una brutta aria, tutta questa pruderie come segno di tempi bui; quando ero piccolo non mi immaginavo così il futuro. A parte che non ci vestiamo con le tutine di spazio 1999 o di Star Trek, ok, su questo ci sto, certo non pensavo che nel 2009 si giudicassero le persone deviate in base al loro comportamento sessuale, né che un esponente di un partito di sinistra beccato a trombare con un transessuale si rinchiudesse in un istituto religioso per un ipocrita rehab in stile con la peggio Dc degli anni ‘70.
abr:
AFGHANISTAN: BOSSI, ITALIA NON PUO’ AVER PAGATO TALEBANI
L’Italia è il paese dei buffoni. E ci sono certi buffoni che non perdono occasione di recitare la loro patetica parte, (…)E questa - alla fine - è la cosa più irritante.
L’Italia è il paese degli italiani che danno dei buffoni agli italiani, per appioppare un doppio insulto ai loro avversari: buffoni e italiani. Come se in tal modo si dissociassero dalla loro italianità. Invece gli ubriaconi con la rogna stranieri che non vedano l’ora di veder confermati i loro ridicoli sciovinismi da coda di paglia sugli Italians/Italiens/Italiener/Italianos, i Severgnini in dodicesimo li chiamano “ZioTom” e li disprezzano come spetta ai perdenti. E questa - alla fine - NON è la cosa più irritante.
Veramente il primo che disprezza l’italia e gli italiani è il buffone con la cravatta verde, un ministro del genere ci ridicolizza urbi et orbi e non parlo dell’ampolla coll’acqua del po, dei druidi, del suo razzismo pecoreccio o di quella merdata di film che è barbarossa: tutto questo è folklore e l’italietta nostra è un paese folkloristico fino al midollo.
Parlo di un ministro della repubblica che - di fronte a un autorevole articolo di un autorevole quotidiano estero - invece di commentare nel merito la faccenda, semmai smentendola, dice la sua cagata padana quotidiana, una cagatina da bar calibrata sul target popolano di chi lo vota: funziona così, lui dice una cagata e quelli ridono, poi quando vanno a votare si ricordano pavlovianamente che quello li ha fatti ridere e lo votano.
Il signore con la cravatta verde è uno che neppure tanti anni fa faceva sdilinquire le casalinghe di Voghera raccontando barzellette sui terroni (gli italiani del sud) sulle tivvù locali, sarebbe lui quello che tiene all’italia, agli italiani?
Pino Cucci e la cannabis terapeutica
Pino ha deciso di raccontarci la via crucis cui un malato di sclerosi multipla deve sottoporsi, in un paese ipocrita e proibizionista come il nostro, per potersi procurare la sostanza più efficace in assoluto contro la sua malattia: la cannabis terapeutica.
I controlli avvengono alle fermate dei mezzi pubblici. Gli stranieri sorpresi senza documenti vengono fatti salire dai vigili su un bus speciale con grate sui vetri, da cui non possono scendere fino all’arrivo in centrale. E’ il famigerato “bus-galera” usato per portare allo stadio gli ultrà, che i vigili di Milano utilizzano per bloccare i presunti clandestini e poi identificarli. Per loro, nel caso risultino irregolari in Italia, scatta il processo clandestinità, come previsto dal pacchetto sicurezza. Una volta caricati gli stranieri, il pullman sfreccia alla centrale scortato da quattro volanti a sirene spiegate. A effettuare queste operazioni sono i vigili del nucleo Trasporto pubblico, istituito per garantire la sicurezza su tram e bus, ma di fatto specializzato nella caccia al clandestino.
(via dottorcarlo)
la genesi delle gallerie di immagini di repubblica.it:
a) trovano foto altrui su internet
b) in molti casi le riproducono senza nessuna autorizzazione e senza neppure citare la fonte
c) le rendono non linkabili
e tutto questo lo sapevamo già, ma ora:
d) ci mettono 20 secondi di pubblicità (peraltro orrenda), prima della visualizzazione, e poi la ripropongono durante!
last but not least, le suddette gallerie (su cui tutti clicchiamo perché squisitamente trash) fanno anche schifo a livello grafico
“Leggo che il presidente della Commissione Sanità del Senato, il collega obiettore Antonio Tommasini, dice che l’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486 sarà sobria e tecnico-scientifica. Spero - afferma Silvio Viale, esponente Radicale e responsabile del Day Hospital Ivg dell’ospedale Sant’Anna di Torino - che sobria non significhi sbrigativa, mentre è chiaro che, se dovrà essere tecnico-scientifica, si dovranno ascoltare i veri esperti italiani e europei. Mi sembra difficile, per esempio, non sentire i rappresentanti della sanità francese che la usano da 20 anni. Nel frattempo colgo l’occasione per chiedere che fine abbia fatto la delibera dell’Aifa sulla Ru486 approvata a luglio. Noto che tutte le deliberazioni di agosto sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, mentre non ho ancora visto quella della Ru486. Colpa della tipografia?”
Sbrànali, doc!
(Il Senato ha dato via libera alla commisione d’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva Ru 486)
Mi aggancio, visto che stavo per sollevare anch’io la questione: la commissione d’indagine vuole darsi arie “bipartisan”, condotta a quattro mani da un esponente PdL e una del PD. Bello, no? NO, bello un cazzo: infatti la PD in questione è l’inqualificabile Dorina Bianchi. Andatevi a leggere il suo bel curriculum, se non vi ricordate di lei. E poi provate ad immaginare quale sarà l’indirizzo di questa farsa.
Ho appena visto il video del tipo che al funerale dei parà della folgore morti in Afghanistan ha urlato “Pace Subito” al microfono della chiesa. Poco prima che il tipo s’impossessasse del microfono il chierico officiante il rito funebre aveva detto “scambiatevi un segno di Pace”. E poi c’era stato questo monsignor Pelvi che non ho capito chi sia che aveva detto quanto le “missioni di Pace” erano importanti per il paese eccetera. Bene, ci sono tutti questi chierici che si riempiono la bocca con la parola “Pace”, e poi arriva uno al microfono e urla “Pace Subito” e lo allontanano e le telecamere Rai - per non mostrarlo - inquadrano quel merluzzone di Parisi che stringe le mani a dei generali per ben 25 secondi, e poi il telecronista dalla Rai che si caca sotto e non sa che dire…
Ma insomma se questa Pace è così importante - come ci raccontano - perché uno che dice “Pace Subito” in una chiesa scandalizza tanto?
Si chiama Marco Tarquinio e ha appena assunto la direzione ad interim dell’house-organ dei vescovi; in un editoriale del 10 febbraio 2009 scriveva:
Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gusto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia?
[Marco Tarquinio, Avvenire, 10/02/2009]
Questa è gente che - se veramente esistesse quello in cui dice di credere - finirebbe dritta all’inferno. Senza passare dal via. Gente così mi farebbe schifo persino salirci sullo stesso tram.
… Fa male al cuore vedere che, in nome del mai abbastanza vituperato concetto “il nemico del mio nemico è mio amico”, Repubblica sforna quintali di editoriali in difesa della minacciata libertà di espressione dei poveri cattolici oppressi, e soprattutto di un signore [Dino Boffo] che ha appena finito di dare del satanista assassino al papà di Luana Englaro; fa male al cuore costatare una volta di più che i compagni italiani sanno, al più, contare in binario e quindi si dividono fra quelli che viva Feltri perchè va in culo al Vaticano e quelli che viva Boffo perchè va in culo a Berlusconi; fa male al cuore pensare che se andiamo avanti così vedremo Nichi Vendola fare la novena della Madonna dello Sterpeto di Barletta e i girotondini dispiegarsi attorno a San Pietro - perchè dopotutto l’anticlericalismo è un retaggio della borghesia liberale risorgimentale e quindi se sei “di sinistra” lo combatti.
— Schadenfreude (via ilmuseodelmondo)
[Talvolta] ci si trova in compagnia di persone apparentemente normali, che lavorano, indossano tutte le mattine vestiti puliti e dicono “grazie” sorridendo e magari fanno sacrifici per dare ai loro bambini tutto quello che possono e anche di più e tu non hai motivi per non stimare queste brave persone oneste finchè, durante una conversazione del tutto superficiale dimostrano una violenza inaudita e tu stai lì a chiederti chi è che ti sta davanti, con chi tratti tutti i giorni? Con la persona gentile e civile o con quello che candidamente annuncia che fosse per lui farebbe un bel falò di tutti i campi nomadi e dei loro occupanti? Con chi ti cede il passo in ascensore o con chi fissando il vuoto ti dice che a quella gran troia della sua ex, quella puttana, avrebbe volentieri spaccato la testa quando lo ha tradito, fino a farla morire dissanguata. Però la amo ancora nonostante quello che mi ha fatto, quella cagna. E poi ride, perchè ha fatto una battuta e vorrebbe che ridessi anche tu, invece di stare lì a bocca aperta.
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