come oggetto, il crocifisso fa già esteticamente schifo in versione classic:
i fascisti di forza nuova sono riusciti a renderlo ancora più orripilante alla vista con alcune modifiche così kitsch, che il tradizionale quadro da osteria di quart’ordine, raffigurante il vecchietto alcolista con la fiaschetta di fianco - al confronto - sembra la transavanguardia
si faccia caso:
a) alla raffinata scelta del font nazi
b) all’elegante bicolore delle assi di legno (persino un catalogo ikea farebbe meglio)
c) alla sostituzione della statuetta del cristo con un nastro tricolore di fattura cinese (ma poi che cazzo c’entra il tricolore sul crocifisso? lo sanno questi coglioni che i moti risorgimentali - da cui il tricolore deriva - avevano una matrice massonica?)
d) all’infelice doppio senso dello slogan “cristo non si tocca!” (sottotesto: le seghe gliele faceva lo spirito santo)
se al tutto si aggiunge che hanno disseminato questa schifezza in molteplici esemplari per la distopica periferia di bergamo, tra tangenziali, raccordi e fabbrichette, si capisce che forza nuova, prima che un’organizzazione neofascista, è un disastrato manipolo di dementi e analfabeti che sono riusciti nella non facile impresa di peggiorare radicalmente il look&feel di un oggetto già di per sè brutto (alla faccia del rispetto che dichiarano)
via Forza Nuova, blitz a Bergamo con 30 crocifissi sulle strade
Eugenia Roccella, sottosegretaria al welfare, va dicendo in giro che la morte di Stefano Cucchi è la dimostrazione che il medico deve essere non solo “un semplice prestatore d’opera, ma piuttosto un consulente della persona per difendere la vita”. Insomma la Roccella, che strumentalizzerebbe qualunque cosa, sostiene che, siccome Cucchi ha rifiutato parzialmente l’alimentazione per parlare con qualcuno e denunciare le violenze subite (cosa che non gli è stata concessa), allora qualunque malato terminale agonizzante e comatoso, non ha il diritto a vedere cessata l’alimentazione forzata qualora questa fosse la sua volontà precedentemente espressa.
Un paragone assurdo che equipara un detenuto ridotto in fin di vita dalle guardie carcerarie, a un malato che ha le funzioni vitali ancora attive solo perché attaccato a una macchina.
Ma il punto è che la Roccella - campionessa di coerenza e moderazione che - ricordiamolo - nel 1975 scriveva con Adele Faccio “Aborto: facciamolo da noi” e oggi scrive “La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486” - omette di dire che Cucchi è morto non perché un medico non gli ha dato da mangiare per rispettare le sue volontà, bensì proprio perché le volontà di Cucchi (parlare con un’operatrice del Ceis o con il cognato per denunciare il pestaggio subito) non sono state rispettate.
A me gente come Eugenia Roccella fa venire il vomito, fatico solo al pensiero di condividere con persone così abiette (chi strumentalizza la morte violenta di un 31enne lo è) lo stesso marciapiedi.
Pensare che stasera esco e in giro per Roma corro il rischio di incrociarla, la Roccella, di incontrarla per caso; ecco, la cosa mi dà i brividi.
“La sentenza della Corte europea di Strasburgo non difende la liberta’, offende solo la memoria”. Lo scrive Famiglia Cristiana, che in merito alla condanna dell’Italia per la presenza del Crocifisso nelle aule parla di “alzheimer civile”, di chi ha dimenticato che “valori e simboli fanno parte del bagaglio di tutti i cittadini, credenti e non. Appartengono a una biografia collettiva”. Famiglia Cristiana mette in relazione il supplizio subito da Gesu’ ora anche in effige con la non accoglienza degli immigrati, “tanti poveri Cristi”.
Eh già quegli immensi ipocriti rigiratori di frittate di Famiglia Cristiana adesso tirano fuori la non accoglienza degli immigrati come argomento contro chi non vuole il crocifisso appeso nei luoghi pubblici, dimenticando che sono proprio coloro come Giovanardi, Tosi o Borghezio (per dirne tre a caso) - che il Crocifisso difendono come simbolo di non si sa quale identità - i nazifasci capaci di invocare le più bieche sorti per uomini, donne e bambini che si trovano su un barcone in mezzo al mare.
Lasciamo stare Tosi con le sue frequentazioni filo-hitleriane o il neofascista Borghezio che gli immigrati provò a bruciarli, ma va ricordato che Giovanardi solo qualche anno fa disse che bisognava cannoneggiarli.
E ora i chierici tirano fuori la bizzarra equazione che chi non vuole il crocifisso non accoglie gli immigrati. A parte che è l’esatto contrario, ma poi maccheccazzo c’entra? Si guardino in casa loro i sempre più confusi chierici. E sono sicuro che se dovessero scegliere tra tenersi i soldi dell’ottopermille o il crocifisso nelle scuole, sceglierebbero di corsa la prima, altro che simbolo altro che tradizione…
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Andres Serrano, Piss Christ, crocefisso plastico immerso in un bicchiere contenente l’urina dell’artista
27 gennaio 1928
ANDRE’ BRETON: cosa penserebbe Unik di fare l’amore in una chiesa?
PIERRE UNIK: non mi interessa nel modo più assoluto.
JACQUES PREVERT: non mi interessa per via delle campane.
RAYMOND QUENEAU: non metto mai piede in una chiesa e non ci metterò mai piede per far questo.
YVES TANGUY: del tutto odioso.
MAX MORISE: idea assolutamente intollerabile.
BENJAMIN PERET: non penso che a questo e ho una grandissima voglia di farlo.
ANDRE’ BRETON: sono assolutamente del parere di Péret e desidererei che la cosa comportasse tutte le raffinatezze possibili.
BENJAMIN PERET: vorrei profanare le ostie e, se possibile, deporre escrementi nel calice.
* Ricerche sulla sessualità, SE, Milano, 2002
“Leggo che il presidente della Commissione Sanità del Senato, il collega obiettore Antonio Tommasini, dice che l’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486 sarà sobria e tecnico-scientifica. Spero - afferma Silvio Viale, esponente Radicale e responsabile del Day Hospital Ivg dell’ospedale Sant’Anna di Torino - che sobria non significhi sbrigativa, mentre è chiaro che, se dovrà essere tecnico-scientifica, si dovranno ascoltare i veri esperti italiani e europei. Mi sembra difficile, per esempio, non sentire i rappresentanti della sanità francese che la usano da 20 anni. Nel frattempo colgo l’occasione per chiedere che fine abbia fatto la delibera dell’Aifa sulla Ru486 approvata a luglio. Noto che tutte le deliberazioni di agosto sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, mentre non ho ancora visto quella della Ru486. Colpa della tipografia?”
Sbrànali, doc!
(Il Senato ha dato via libera alla commisione d’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva Ru 486)
Mi aggancio, visto che stavo per sollevare anch’io la questione: la commissione d’indagine vuole darsi arie “bipartisan”, condotta a quattro mani da un esponente PdL e una del PD. Bello, no? NO, bello un cazzo: infatti la PD in questione è l’inqualificabile Dorina Bianchi. Andatevi a leggere il suo bel curriculum, se non vi ricordate di lei. E poi provate ad immaginare quale sarà l’indirizzo di questa farsa.
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scusate ma che faccia da stronzo c’ha il pretonzolo che porta via il tipo che ha osato dire la parola “Pace” in chiesa?
E rimane purtroppo anche l’equiparazione, ai sensi dell’art. 8 comma 2 L. 810/1929, del papa alla persona del re, a sua volta equiparata al presidente della Repubblica, ancora tutelato dall’art. 278 c.p. per quanto riguarda le offese arrecate all’onore o al suo prestigio: mancando precedenti in merito, è incerto se alle offese al papa si applichi ancora l’art. 278 c.p. oppure, quanto meno, le norme sull’ingiuria e sulla diffamazione.
Nell’ordinamento giuridico italiota, il papa (che è un tedesco - già nella HitlerJugend - messo a capo di un ricchissimo staterello sovrano e teocratico di mezzo chilometro quadrato, senza costituzione o elezioni democratiche) è equiparato al capo dello stato
La mattina del 20 settembre intorno alle nove l’artiglieria dell’esercito italiano, guidata dal generale Raffaele Cadorna, aprì una breccia di circa trenta metri nelle mura delle città, accanto a Porta Pia, che consentì a due battaglioni di occupare la città di Roma. Era finito il dominio secolare della chiesa cattolica.
Possa il futuro farci vedere anche la fine dello Stato Vaticano e la fine delle sue disgustose ingerenze politiche.
Depredadores.
in Italia vivono circa un milione di musulmani, oltre ad un numero non trascurabile di ebrei, buddhisti, induisti, e alla bellezza di 9 (dicasi nove) milioni di atei (la fonte della statistica è cattolica […]).
Ecco, se il Vaticano ci usasse la gentilezza di spiegarci per quale motivo le lezioni dovrebbero essere conformi alle convinzioni di alcuni genitori, ma non a quelle di altri, gliene sarei assai grato.
Si chiama Marco Tarquinio e ha appena assunto la direzione ad interim dell’house-organ dei vescovi; in un editoriale del 10 febbraio 2009 scriveva:
Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gusto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia?
[Marco Tarquinio, Avvenire, 10/02/2009]
Questa è gente che - se veramente esistesse quello in cui dice di credere - finirebbe dritta all’inferno. Senza passare dal via. Gente così mi farebbe schifo persino salirci sullo stesso tram.
… Fa male al cuore vedere che, in nome del mai abbastanza vituperato concetto “il nemico del mio nemico è mio amico”, Repubblica sforna quintali di editoriali in difesa della minacciata libertà di espressione dei poveri cattolici oppressi, e soprattutto di un signore [Dino Boffo] che ha appena finito di dare del satanista assassino al papà di Luana Englaro; fa male al cuore costatare una volta di più che i compagni italiani sanno, al più, contare in binario e quindi si dividono fra quelli che viva Feltri perchè va in culo al Vaticano e quelli che viva Boffo perchè va in culo a Berlusconi; fa male al cuore pensare che se andiamo avanti così vedremo Nichi Vendola fare la novena della Madonna dello Sterpeto di Barletta e i girotondini dispiegarsi attorno a San Pietro - perchè dopotutto l’anticlericalismo è un retaggio della borghesia liberale risorgimentale e quindi se sei “di sinistra” lo combatti.
— Schadenfreude (via ilmuseodelmondo)
Iniziano a dire come stanno le cose.
Repubblica con Massimo Giannini (già mediocre ghost per D’Alema) scrive che Dino Boffo si è dimesso a causa della frattura interna alla chiesa tra Bagnasco (Cei) e Bertone (segreteria di stato vaticana).
La Stampa invece scrive tutt’altro, ovvero che le dimissioni di Boffo hanno cementato l’alleanza tra Bagnasco e Bertone affrancando la Cei dall’influenza dell’ex patron Camillo Ruini.
L’Osservatore Romano, house-organ del Papa, relega la notizia delle dimissioni di Boffo alle sue pagine interne, e questo è un segnale che dal Vaticano erano più che benvenute. Altro che solidarietà.
Intanto, con un tempismo significativo, Bagnasco (Cei) incontra Bossi e Calderoli (che insultano la chiesa da qualche settimana) e si fa trapelare che l’incontro è stato cordiale e positivo. Ah.
Passa insomma l’idea di un riassetto interno alla chiesa rispetto alle questioni politiche nazionali. E Boffo (che era a capo - quasi nessuno lo ricorda - anche dei network televisivi e radiofonici cattolici, si è dimesso pure da queste cariche) ha fatto da capro espiatorio - avendo quella macchiolina sul suo passato che gli hanno tenuto in caldo e tirato fuori quando serviva. Ora poteva piantare un casino (chessò fare outing e iniziare a sputtanare le gerarchie vaticane: un alto papavero della segreteria di stato fu beccato dalla polizia nel bel mezzo del battuage notturno dei trans di Villa Borghese con abito talare ripiegato nel bagagliaio, e speronò due volanti per reazione) ma il soldatino Boffo è stato zitto, si è dimesso e sarà ricompensato a tempo debito. Vizi privati (almeno finché non tocchi Berlusconi) e pubbliche virtù.
Intanto il Giornale fa un capolavoro di ipocrisia. Scrive nome e iniziale (B) del cognome della donna di Terni oggetto delle presunte molestie di Boffo. Già questi due dati sarebbero sufficienti a un dilettante per capire chi è. Ma il Giornale rende le cose più semplici, e scrive che il padre è il presidente di una radio cattolica di Terni e che la madre è l’autrice di una biografia di una famosa educatrice cattolica, mentre la figlia è diplomata al pontificio istituto di studi islamici. Aggiunge poi numerosi dettagli che fanno sì che con Google ci vogliano 30-40 secondi a capire il cognome della donna. E’ un po’ come se il Giornale avesse scritto: “non vi possiamo rivelare la risposta ma qual è quell’oggetto di metallo con le ali che vola e che trasporta passeggeri?”.
Insomma sputtanamento in piena regola per la 29enne ternana. Con un sito internet che pubblica non solo il suo nome e cognome ma anche la fotina di Facebook, la mail e il numero di cellulare (tutti dati ricavabili da Google peraltro).